| ANTONIO ONGARO Poeta 1560-1593
Nel 1560 nasce a Nettuno il poeta ANTONIO ONGARO,
che alcuni storici dicono padovano forse perchè ha studiato a Padova e
suo padre era originario di quella città. Tutti gli storici nettunesi invece
gli assegnano i natali a Nettuno, di cui il poeta fa una magnifica descrizione
celando se stesso nell' Alceo. D'altra parte non si capirebbe perchè l'
Ongaro avesse scelto proprio questa terra, quasi sconosciuta ai suoi tempi, come
teatro del suo poema. Ancora giovanissimo studia giurisprudenza e si dedica
contemporaneamente allo studio preferito della poesia. Affascinato dalle opere
di Torquato Tasso, suo contemporaneo, cerca di imitarlo componendo il poema ALCEO,
che recita per la prima volta nella sala dell'antico Palazzo Baronale di Nettuno
alla presenza della corte dei Colonna. Il pregio e l'eleganza del verso sono
degni di ammirazione, ed il poema, per i suoi chiarissimi pregi, può annoverarsi
fra le cose preziose che onorano la poesia italiana. Ongaro vi espresse i sogni,
le sue speranze fervide, gli amori giovanili, la sua terra natale. ANDREA
SACCHI Pittore - Architetto1599-1661 Il 30 novembre 1599 nasce a
Nettuno il famoso pittore e architetto ANDREA SACCHI, ritenuto l'iniziatore e
il massimo esponente della pittura classica a Roma nella prima metà del
secolo XVII. E' avviato allo studio della pittura dal proprio genitore, quindi
si fa discepolo di F. Albani. Rivela già nel 1625 le sue solide qualità
di artista e s'impone all'ammirazione di Roma col Miracolo di San Giorgio per
la cappella Clementina di San Pietro in Vaticano. E' amico del Bernini, che si
decide a maneggiare il colore sotto la sua guida. Essendo assai pigro, come
afferma G.B. Passeri, non dipinge molto; tuttavia quando si pone ad operare è
implacabile nella operazione e compone alcuni fra gli esempi più grandiosi
del seicento romano. Trai più importanti: Il Miracolo di San Gregorio (ora
nel museo Petriano); Il Transito di S. Anna (Roma, San Carlo ai Catinari); il
Miracolo di S. Antonio (Roma, Chiesa dei Cappuccini); il Noè ebbro (Berlino,
Kaiser- Friedrich Museum); gli affreschi di Palazzo Sacchetti di Castel Fusano;
il Caino e Abele (Roma, Galleria Barberini); la Purificazione della Vergine (Perugia,
Pinacoteca); un gruppo di tele per il Battistero Lateranense (qualche anno fa
sostituiti con delle copie); il quadro dell'altare maggiore della chiesa di San
Francesco in Nettuno. Ma il suo capolavoro è La visione di S. Romualdo
(Pinacoteca Vaticana) che rivela una straordinaria sensibilità cromatica.
G.B. Bellori ( Vita di Guido Reni, d'Andrea Sacchi e di Carlo Maratta, Roma, 1700)
ci fa sapere che:<<l'artista nettunese, pur dedicandosi alla pittura non
tralascia gli studi dell'architettura ai quali si sente particolarmente inclinato.
Il Cardinale Antonio protettore della Religione di San Domenico gli affida l'incarico
di rinnovare il vecchio e caduto convento della Minerva verso il Collegio Romano.
Il Papa Urbano VIII (Barberini, 1623-1644) gli affida la direzione dell'architettura,
pittura e ornamenti del Battistero di Costantino in Laterano ed essendo l'altre
ben condotte egli trascura tanto l'esecuzione delle pitture, che morto Urbano
e succeduto Innocenzo, è costretto poi ad accellerare l'opera per lo sdegno
del Papa che voleva il lavoro finito per il prossimo Anno Santo 1650. Il
Sacchi, lento nel lavoro, con la sua pennellate larga e pastosa, e le sue creazioni
di una particolare grandiosità patetica piena di naturalezza, tra l'asciutta
severità dei veri e propri caravaggeschi e l'abbondanza decorativa di un
Lanfranco e di un Pietro da Cortona, segna un momento di sereno classicismo sia
formale che cromatico, interessantissimo per gli ulteriori sviluppi della pittura
romana del Seicento e del Settecento>>. Muore a Roma il 21 giugno 1661.
In San Giovanni in Laterano gli è stato eretto un monumento.
PAOLO SEGNERI (Oratore, teologo
e letterato ) 1624 - 1694 Il 21 marzo
1624 nasce a Nettuno PAOLO SEGNERI, celebre oratore, profondo teologo, apologista
e letterato. Educato nel collegio romano, entrò nella compagnia di
Gesù il 2 dicembre 1937 e, ordinato sacerdote nel 1653, fu destinato alla
predicazione a cui si preparò con lo studio assiduo della Sacra Scrittura,
dei Padri e con la lettura delle orazioni di Cicerone. Dal 1661 al 1692 predicò
il quaresimale e le missioni al popolo in gran parte d'Italia, gradito in seguito
non solo dal popolo, impressionato dalla sua parola accesa e dalle flagellazioni
che s'imponeva sul pulpito e nelle processioni di penitenza, ma anche dai grandi,
primo fra tutti il Granduca Cosimo III, che se ne servirono anche in questioni
assai difficili e scabrose.Nel 1692 il Papa Innocenzo XII lo vuole a Roma come
esaminatore dei vescovi, teologo della Sacra Penitenzieria e predicatore del palazzo
apostolico. Dopo aver cercato in ogni modo di declinare l'incarico, si presenta
per la prima volta quale predicatore all'adunanza del Sacro Collegio presieduta
dal Pontefice, ed ottiene grandissimo successo. Innocenzo XII da allora lo vuole
per suo consigliere nelle più delicate questioni ecclesiastiche. Negli
ultimi anni della sua vita gli vengono affidati anche incarichi diplomatici, che
compie con ammirata e rara saggezza. Una grande fama si acquista specialmente
col suo "Quaresimale" più volte ristampato, per cui viene paragonato a
San Bernardino da Siena per l'efficacia della sua parola, e al Bourdalouve per
la forza e l'arte della predicazione, ma che supera per la ricchezza della fantasia
ed il calore dei sentimenti. Per l'Italia viene considerato il principe degli
oratori, il Cicerone moderno. Per la ricchezza e purezza della lingua, merita
di essere citato, ancora vivente, dal Vocabolario della Crusca. Le sue opere tra
cui il "Quaresimale"; "La Concordia"; "La Manna dell'Anima"; "I Panegrici"; "Il
Cristiano Istruito"; vengono adottate come testi linguistici. Nel mese di
luglio 1694 si ammala gravemente. Per consiglio dei medici si appresta a recarsi
a Tivoli per poi passare all'aria della sua patria, in riva al mare; ma per l'aggravarsi
della malattia, viene riportato a Roma nella casa dei padri Gesuiti a S. Andrea
al Quirinale, dove muore il 9 dicembre dello stesso anno, compianto da tutti e
chiamato "angelo" dallo stesso Sommo Pontefice. |